Dal 26 Settembre al 22 Ottobre 2000

LA COMPAGNIA "STABILE DEL TEATRO GHIONE"

con MICO CUNDARI

presenta

CRISTINA BORGOGNI - RICCARDO POLIZZY CARBONELLI 
MONICA FERRI

e la partecipazione di CARLO SABATINI

in

L'AVARO

 

Jean Baptiste Poquelin detto Molière

con 

PATRIZIA PEZZA  -  ROMANO TALEVI  - 
CRISTINA MACCA'  - 
LAURA DE ANGELIS  -  GABRIELE SABATINI 
-  MARIA CATTANI -  FABIO SPACCESI

 

a cura di:ILEANA GHIONE

scene di:EUGENIO GUGLIELMINETTI

Commedia in prosa. Tratta dall'Aulularia di Plauto, prende spunti anche da altre commedie (I suppositi dell'Ariosto; L'Avare dupé di Chappuzeau, del 1663; la Belle plaideuse di Boisrobert, del 1654; La Mère coquette di Donneau de Vizé, del 1666; Les Esprits di Larivey, del 1679). Rappresentata per la prima volta a Parigi, al Palais-Royal il 9 settembre 1668 dalla Troupe de Monsieur, frère unique du Roi, la compagnia di Molière che vi recitò la parte di Harpagon.

    La trama. La scena si svolge a Parigi, nella casa di Harpagon. Valère ha salvato Elise, figlia di Harpagon, da un annegamento, se ne è innamorato e si è fatto assumere come servo dal padre della ragazza, pur di stare vicino all'amata. Anche Elise lo ama e teme la reazione del padre all'annuncio della loro intenzione di sposarsi. Ma Valère spera di ritrovare i propri genitori perduti, un tempo  benestanti; nell'attesa cerca di addolcire l'animo del vecchio con lusinghiera adulazione. Elise vorrebbe confidarsi col fratello Cléante; questo però la previene lamentando la propria infelicità provocata dal suo amore per Mariane, una fanciulla poverissima, che vive con la madre malata, cui accudisce con commovente premura. Harpagon è ossessionato dalla paura che qualcuno gli rubi una forte somma di denaro che ha sotterrato in una cassetta in giardino. Vede un potenziale ladro in ogni persona e diffida di tutti. Al figlio rimprovera oltre a quella colpa virtuale, anche un vizio concreto: quello  di spendere troppo in abiti e parrucche. Per fortuna ora gli ha trovato una sistemazione come marito di una ricca vedova. Quanto a Elise, la darà in sposa al vecchio Anselme e anche lui si sposerà, con una fanciulla di nome Mariane. Cléante si sente male e si ritira; Elise protesta; ma il fatto che il futuro sposo l'accetti senza dote è per il padre un pregio senza pari (1º atto).

    Cléante  ha gran bisogno di denaro ed è ricorso, tramite La Flèche, un suo servo, a un usuraio. Le condizioni sono molto esose, uno strozzinaggio. Né potrebbe essere altrimenti dal momento che lo strozzino, come Cléante ha modo di constatare incontrandolo, è il proprio padre. Un fuoco incrociato di insulti sigilla il mancato prestito. Frosine, sensale di matrimoni, è disposta a combinare il matrimonio di Harpagon con Mariane, ma nemmeno l'amore riesce a spillare quattrini dal vecchio che si congeda dalla donna con la sola promessa di ricompensa e tanta immediata riconoscenza (2º atto).

    Fervono i preparativi per ricevere degnamente la visita di Mariane. Harpagon dà ai suoi servi ridicole disposizioni coerenti con la propria tirchieria. Mariane, rassegnata al suo destino ma tanto più infelice quanto è innamorata di un giovane, si confida con Frosine che la consola e le assicura che è un suo diritto pretendere che un articolo del contratto matrimoniale le garantisca di rimanere vedova entro tre mesi. Mariane è stupita nel riconoscere in Cléante il giovane di cui si è innamorata: tra i due si svolge un discorso equivoco, che fuorvia l'avaro e chiarisce agli amanti il reciproco affetto. Cléante sfila un anello dal dito del padre e lo offre a Mariane (3º atto).

Harpagon ha scorto un gesto troppo affettuoso del figlio nei confronti della futura matrigna, si insospettisce, interroga con una astuta trappola Cléante che ingenuamente confessa il suo amore per Mariane. Segue una scenata tra padre e figlio; Harpagon finisce col maledire il figlio. La Flèche ha infine trovato il tesoro nascosto, lo porta a Cléante. Harpagon irrompe sulla scena, in preda a una tragica disperazione. L'ombra della morte plana sul suo scoramento e decide che dopo aver fatto impiccare tutti, se non recuperasse ancora il tesoro, si impiccherebbe anche lui (4º atto).

Harpagon, accompagnato dal commissario di polizia, interroga e impreca contro tutti. Valère viene accusato del furto da Maître Jacques. Segue un lungo equivoco in cui Valère riconosce la sua colpa, pensando alla promessa di nozze scambiata con Elise, e ignorando che Harpagon ha un solo pensiero fisso: la cassetta. Per calmare la nuova furia di Harpagon, Valère rivela la sua identità: egli è figlio di un nobile ricco di Napoli, e ha perduto la famiglia in un naufragio. Anselme,  presente alla scena, riconosce in lui il figlio creduto disperso. Pezzo a pezzo l'intera famiglia si ricompone: anche Mariane risulta essere figlia di Anselme. Cléante annuncia al padre che la cassetta è stata ritrovata. Anselme stabilisce che le nozze dei quattro giovani  avvengano a sue spese e rinuncia alle doti, purché Harpagon dia il suo consenso. Tutti si allontano felici con Anselme, che vuole rivedere la moglie, creduta morta. Tutti, tranne Harpagon, che non vede l'ora di riabbracciare la sua cassetta, creduta perduta.

 

ORARI SPETTACOLI 
Martedì/Mercoledì/Venerdì/Sabato ore 21
Giovedì/Domenica ore 17
Poltrona Lit 38.000 - Galleria Lit 32.000 - Ridotto Lit 28.000
Studenti Lit 18.000 serale/festivi - Lit 16.000 Giovedì diurna - Lit 12.000 mattina